Primavera, tempo di bilanci ; bando ai tecnicismi alla Monti e passiamo al sodo.
Per la prima volta, devo prendere atto che la crisi mondiale si è fatta sentire anche nel nostro Granducato, infatti il nostro bilancio dello scorso anno fa letteralmente acqua da tutte le parti.
Sarà stata colpa della globalizzazione, ma quest’anno l’allevamento dei vitelli ha reso un ciuffolo fritto.
Il surriscaldamento globale ha poi portato grandi precipitazioni nella passata tarda primavera e la raccolta del fieno ne ha risentito in maniera negativa.
Occorre tener presente che la stragrande maggioranza della nostra produzione di fieno viene esportata in Trentino Alto Adige, dove viene utilizzato per i famosi bagni di fieno, nei famosi centri benessere, delle famose località di villeggiatura, per i famosi bocaloni.
Questi centri propongono il trattamento come il metodo ideale per curare artrosi, artrite, cartelle esattoriali, reumatismi, cornificazioni coniugali, mal di schiena e stress; sta di fatto che da noi, nel fieno non ci vorrebbero dormire nemmeno le capre tibetane, ma i gusti sono gusti.
Quest’anno però abbiamo avuto una marea di proteste perchè il fieno, essendosi imbevuto oltremodo a causa delle abbondanti precipitazioni primaverili, era veramente molto “acquoso” e il termine “bagno di fieno” era oltremodo appropriato. Sta di fatto che ce l’hanno rispedito tutto indietro e il bilancio del Granducato è andato a farsi benedire.
Un’altra parte della nostra agricoltura viene destinata alla produzione del fieno greco, molto utilizzato per la crescita naturale e il rassodamento del seno; sempre per colpa delle tardive precipitazioni, il miracoloso estratto è venuto fuori ancora una volta abbondantemente annacquato e perciò non s'è rassodato proprio niente. Figuratevi che ci hanno fatto causa anche ragazzine ventenni perché, dopo il magico trattamento effettuato con il nostro fieno greco, le loro zinne si sono ammosciate come un cavolo nel Sahara .
E il bilancio di previsione dell’anno in corso non promette niente di buono, anzi.
Sarà ancora colpa del surriscaldamento globale , ma in questa primavera proprio non vuole cadere nemmeno un goccia di pioggia e mi sa che quest’anno di fieno proprio non se ne raccoglie.
Aggiungiamoci che devo ristrutturare (a mia insaputa) il palazzaccio vecchio, che devo aumentare (all’insaputa dei Moletaniani) il mio stipendio e la mia diaria, che devo comprarmi delle carrozze nuove per rappresentanza, che voglio aprire un ristorante gratuito per i componenti del governo di Moletania (composto dal sottoscritto e dalla mia famiglia) e apparirà chiaro a tutti che sul Granducato della Moletania incombe lo spauracchio del default finanziario.
Come fare?
Se aumento l’imposizione indiretta rischio di veder schizzare verso l’alto l’inflazione; però potrei rivedere il contratto collettivo di lavoro degli alabardieri, ma anche questo non mi procurerebbe entrate sufficienti. Lasciamo stare poi le operazioni di finanza creativa con la Tanzania, che portano una sfiga della madonna.
E tassare le case con una subdola imposta patrimoniale ? No, lasciamo perdere; è proprio un’idea cretina. La casa è un bisogno primario; sono stato un deficiente solo a pensarla ‘sta cazzata.
Allora come fare ?
Poi il mio Gran Ciambellano Marroni Conduerre mi ha fatto vedere questo documento del Dipartimento delle Dipendenze Azienda U.S.L. 8 Arezzo - Servizio Sanitario della Regione Toscana :
Il giocatore dipendente (gambler) è un appassionato al gioco che ha perso il controllo del suo impulso al gioco, per cui la sua passione volontaria si è trasformata in una necessità irrefrenabile.
La dipendenza dal gioco è l’unica dipendenza legale senza uso di droghe riconosciuta ufficialmente dalla psichiatria americana come un’alterazione psichica originata dal disturbo del controllo degli impulsi.
La dipendenza dagli impulsi consiste, pertanto, in un impulso incontrollato che è accompagnato da una forte tensione emotiva e non si lascia influenzare dal pensiero riflessivo. Quando il dipendente si abbandona al gioco, attraversa un momento di sommo piacere che può raggiungere il livello della sbornia o dell’estasi, causata dalla sensazione che il tempo si sia fermato e dal fatto che il soggetto esce da se stesso per entrare in uno stato di coscienza particolarmente alterato.
L’impulso a giocare del gambler acquista un andamento progressivo e, a questo ritmo, il senso di colpa si nasconde dietro le razionalizzazioni, i ragionamenti apparentemente veri e ingannevoli. L’autoinganno si verbalizza in svariate forme: “Giocherò solo fino a tale ora e a tale momento”; “Dato che sto vincendo, devo continuare…devo approfittare della fortuna”; “Ora che sto perdendo non devo smettere…devo rifarmi”; “Non giocherò più”.
Se il giocatore dipendente perde, tenta di continuare il gioco per riguadagnare i soldi persi, e, se vince, continua a giocare perché sente che è il suo giorno fortunato. In generale, il gambler aumenta il piatto più dopo aver perso, che dopo aver vinto, influenzato dal desiderio di recuperare il denaro.
Grande Gran Ciambellano; ma è una pacchia. Con questo tutto si potrebbe risolvere. Servono soldi alla Moletania ? In giro ci sono un sacco di persone disposte persino a vendere la propria madre pur di poter giocare; perché non approfittarne ? Tutto torna; tutto si aggiusta.
Casinò, roulette, bingo, calcio, gratta e vinci, poker, cavalli, tombole, sette e mezzo, briscola e rubamazzo. Dal vivo e Online.
Ma quanti ne frego ? Ma quanti soldi mi faccio ? Ma che mi frega del fieno ? Meglio il grano.
Come dite ? E’ immorale che mi faccia ricco a spese di poveri malati ? E perchè lo venite a raccontare a me? Spiegatelo prima al vostro governo.